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“Certezze (forse)” è il primo disco in studio di Romastino con la collaborazione di Maifidarsi, co-autore di molti dei pezzi presenti. Le dieci tracce rappresentano un viaggio di dolori, amori finiti, speranze, scossoni, riprese e infine scioglimento, in cui gli incontri, gli oggetti e i rapporti che prima erano certezze ora non lo sono davvero più. Forse.
Con stile alternativo, mischiando indie-pop puro a ballad ritmate e accattivanti, il lavoro congiunto, che ha visto oltre a Romastino e Maifidarsi gli arrangiamenti e la produzione di Edy Meola e Diego Fantoma, si può definire un ‘unicum’ nel panorama della musica alternativa italiana, tra ironia, temi sociali e digressioni su relazioni sentimentali. All’ascoltatore la sentenza finale.

Una barberia, luogo di anime, cazzeggio e vita, prima ancora che luogo deputato al taglio di ciò che vi è di troppo su guance e nuche. L'incontro tra Romastino e MaiFidarsi avviene fisicamente in Androna del Torchio 3, a Trieste, davanti a uno specchio da barbiere: da lì, una condivisione di spazi, momenti, dialoghi, canzoni ed esperienze fa da substrato a un fiume creativo che da aprile del 2022 comincia a portare a galla canzoni, esperimenti e testi. Il passo verso un'idea di disco, dal titolo "Certezze, forse", è breve. Nel giugno del 2022 esce "Usain Bolt", dedicata a Lorenzo, figlio di Tommaso, mentre ad aprile 2024 nascono, sempre con una chitarra nella viuzza e qualche lamentela dei vicini, "Un cinese a Pompei" e "Poncho blu", che narrano 'highlights' salienti dei due autori. I riferimenti musicali sono vari e si nutrono dell'indie-pop italiano, ma non manca un certo gusto di sperimentazione sonora che guarda oltre-Manica, se non proprio oltre-Oceano. Il motto? Mai prendersi sul serio. Sperando, un po', che lo facciano gli altri ascoltando le loro canzoni.
cantautore romano-triestino, offre musica di bi-cittadinanza in un'epoca di nomadi ed apolidi. Da anni incentra i suoi testi e le sue ballaste su temi sociali e relazionali, impastando il tutto con ironia e una vena malinconica. Si esibisce da anni nella sua città natale, Trieste, e ha all'attivo una decina di pezzi rilasciati su Spotify e i principali canali musicali.
Da qualche anno è ospite fisso all'interno della programmazione di TriestEstate e lo scorso anno ha collaborato in uno spettacolo con Paolo Rossi.
ascoltatore seriale, onnivoro musicale , si approccia alla scrittura di testi quasi per esigenza.Alle volte il dolore , quando ormai digerito, regala opportunità inattese.
Scrive per passione , canta per necessità.
In un Cinese a Pompei Romastino e Maifidarsi parlano di inadeguatezze nei rapporti sentimentali culminando in un ritornello ironico, cantabile, quasi liberatorio: a volte, certi partner sono inadeguati come un cinese sugli scavi di Pompei.
La cifra, per sconfiggere i dolori, è l’ironia.
Romastino scrive Camminare, camminare tra il febbraio e il marzo 2022, iniziando la stesura su un porticciolo ligure invaso di turisti che camminano non si sa bene dove, e concludendola in piazza Mazzini in una notte di inizio marzo a Roma, trovando parcheggio. La canzone forse più ‘politica’ e sociale del disco, con accenni allo sfruttamento dei rider, all’uso incontrollato di social media e schermi, allo spostamento degli affetti all’interno di una chiamata Zoom. Il ritornello è antifrastico, quasi una sentenza. “Camminare, camminare, per dove cazzo andare”. Come in altre canzoni, c’è il mare sullo sfondo.
È il giardino assolato del disco, quell’anfratto in cui Romastino riversa il benessere che deriva da una giornata di festa in compagnia di un nuovo amore. Il giradischi che suona Dalla è immagine potente, così come l’urlo del padre per un gol di Dybala.
Il pezzo è impreziosito dal sax conturbante di un ispiratissimo Edy Meola e da una parte parlata che rappresenta il plot-twist del pezzo, la nuvola che si addensa, i dubbi che affiorano: i pochi ma efficaci versi di questo segmento sono scanditi dalla voce di Maifidarsi.
Sono canzoni di amori prima trovati e poi finiti, in cui soprattutto la penna di Maifidarsi scorre libera su sensazioni di poesia quotidiana e lirismo rassegnato.
In entrambi i pezzi, accompagnati da un arrangiamento dolce che non prevarica il testo, i ritornelli fanno la parte del leone, esplodendo in un sentimento che cova rabbia ma anche vita.
Il ritornello di Poncho blu è forse il più efficace dell’intero disco, il più orecchiabile, quello da cantare in un concerto all’aperto.
E il ‘cieco che sa guardare’ di Como è immagine potentissima, una delle più evocative del disco, nonché un piccolo omaggio a certi personaggi di De Gregori.
Racconta del viaggio dell’autore in un’Italia che si è appena ripresa dall’emergenza del Covid-19, in cui si balla per non pensare alla guerra (guerre) che devastano un mondo non lontano, e in cui gli amori, specie quelli degli altri, visti nel centro di Bologna, fanno da contraltare tra micro e macro-storia.
Si passa da Bologna al mare e viceversa, e qua e lì si sente più di un omaggio a Dalla.
È una ballad dal sapore tradizionale, italiano, con una malinconia per un amore finito che passa attraverso gli oggetti (un pianoforte, delle cuffie, una Fiat rossa).
Il ritornello è potente, e deflagra verso la fine della canzone con um crescendo dell’arrangiamento.
In Bindie i due autori si sono divertiti, sono partiti da 4/5 spunti – un marchio italiano anni ‘80, una spiaggia italiana, una storia d’amore e gelosia - per raccontare una storia fittizia che strizza un po’ l’occhio a sonorità Bregovic/Gogol Bordello, con una piccola infiltrazione di suoni da balera romagnola.
Un inno festoso all’estate e alla vita, da ballare con ironia, usando il testo come un elemento ritmico, più che per il significato in sé.
Il rapporto di un padre e di un figlio, i problemi che possono nascere in tutte le famiglie, i figli che crescono, troppo velocemente.
Maifidarsi mette tutto sé stesso in questo pezzo dolce, Usain Bolt, dal ritornello ancora una volta molto orecchiabile, e il sapore armonico di una ballad nella migliore tradizione indie-pop italiana.
È l’inno di scioglimento, la realizzazione di un viaggio che si dipana lungo l’intero disco.
Il flauto di inizio pezzo fa presagire atmosfere dolci, che si scontrano con l’asprezza delle parole e delle cicatrici.
La chiusura, quel “C’eri tu”, è la sintesi del disco: qualcuno che c’era, ora non c’è più, e forse va bene proprio così, Certezze, forse.
Registrato da Edy Meola e Diego Fantoma - East Border Sound (Trieste)
Arrangiamento, programmazione, produzione musicale: Edy Meola; Diego Fantoma in “Poncho blu”.
Mix, mastering, collaborazione alla produzione: Diego Fantoma
Chitarre: Romastino; Zeno Meola in “Hortis 2”
Testi: Romastino; Maifidarsi in “Usain Bolt”, “Como”, “Bindie”, “Poncho blu”, “Cinese a Pompei”
Musica: Romastino; Maifidarsi in “Cinese a Pompei”, “Como”, “Poncho blu”
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